PhonoMetak Series # 5
Talibam!/Jealousy Party

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Freak Out
Vittorio lannutti

Quinto disco del catalogo della Phonmetak, l’etichetta-negozio di Xabier Iriondo Gemmi, che fa uscire i suoi dischi in
collaborazione con la Wallace di Mirko Spino. Come gli altri dischi, questo quinto volume è l’espressione della
sperimentazione pura. Se siete stanchi delle solite sonorità e vi è rimasta dentro ancora un po’ di curiosità, avete
bisogno di ascoltare qualcosa di stano e di diverso, allora state certi che la geniale accoppiata Phonometak – Wallace è
in grado di accontentarvi. In questo Lp i due gruppi sono i Talibam ed i Jealosy Party. Il primo è un duo formato dal
batterista, ex Storm and stress, Kevin Shea e da Matthew Motel al sintetizzatore. Che ne esce fuori? Un unico brano
da dodici minuti e cinquantatre secondi (“Set in a disparate wilderness of cosmetic conclusions”) di jazz-noise-funk,
spezzettato e deragliato, con singulti ansiogeni che si placano con l’omaggio a John Lord per poi planare su uno spacepsichedlico
con riverberi e noises assortiti. Il secondo lato, invece, è affidato ai Jealousy Party, combo aperto dedito al
free jazz, con il fiatista Edoardo Ricci come membro stabile e che in questi due brani ospita Jacopo Andreini. I Jp sono
dei jazzisti assolutamente puri ed integralisti, data la sperimentazione portata agli eccessi che si respira in “Devont
church going family” e in “Castrado”. Nel primo brano troviamo frammenti e noises che si sovrappongono, la ritmica
che è assolutamente incostante ed i fiati che si alternano per alcuni momenti in assolo. Il secondo brano, invece, parte
con un free circolare, avvolto su sé stesso, per poi esplodere in un insofferente schizofrenia, con un finale delirante ed
ossessivo. Buon ascolto!

Nerds Attack!
Emanuele Tamagnini

La quinta uscita della “linea” PhonoMetak Series targata Wallace Records tocca questa volta i newyorkesi Talibam! e i
fiorentini Jealousy Party. Uno split in 10″ racchiuso in tre tracce deliranti. Gli etichettatori presenti nel nostro “ordine”,
quelli facenti parte della più snob e radical dell’intellegent?a musicale, amano definire codesta proposta come improvrock
(!). Meglio allora pensare all’opera di destrutturazione sonora di queste due formazioni maiuscole come ad una
filiazione d’ispirazione free. Da Mingus in giù verrebbe da dire. Letale il pezzo degli stralunati Talibam!, più articolati,
sghembi e surreali gli altri due firmati dal collettivo toscano. Altro giro. Altro centro.

Michele Casella
Rockerilla

Nuova uscita per la grandissima serie di 10” firmati da Wallace Record e Phonometak Laboratories, questa volta per
presentare lo split fra due formazioni folli. Il lato A è affidato ai Talibam!, il recente progetto di Kevin Shea (mai troppo
apprezzato per il lavoro con gli Storm And Stress) e Matt Mottel in cui vengono proposti suoni fulminanti e vorticosi a
metà strada fra noise, indie e destrutturazione. Il lato B vira verso la now (!) wave jazzata dei Jealousy Party,
un’avventura musicale in forma libera di impeto straordinario. Il miglior titolo della serie.

SentireAscoltare
Stefano Pifferi

La serie attualmente più interessante e focalizzata del panorama free mondiale si ripresenta con l’ennesima accoppiata
che fa leccare i baffi. Realtà diverse, geograficaRECENSIONI SA 91 mente e geneticamente, ma affini per quel che
riguarda l’attenzione alla destrutturazione sonora. Per Talibam! non credo ci sia più bisogno di presentazioni, così che i
12 minuti abbondanti di Set In A Disparate Wilderness Of Cosmetic Conclusions, lato A di questo split 10”, non fanno
che mostrare il duo newyorchese più in forma che mai nel percorso di frantumazione free dell’immaginario jazz, rock,
noise, psych degli ultimi 50 anni. sia ha sempre l’impressione, invero positiva, di assistere ad un eterno soundcheck o
ad una prova di resistenza di Shea dietro le pelli e Mottel sul suo synth. In realtà però, scavando nei marasmi di suono
che i due producono ormai in maniera sistematica, non sarà difficile comprendere il senso ultimo di questa frattura
sonica: la libertà dell’improvvisazione. Sul lato B non si fa attender la risposta di Jealousy Party, uno dei
progetti/collettivi più aperti e essenziali dell’Italia out-rock. Devont Church Going Family e Castrado rimettono in scena
i deliri etichettabili come free-jazz giusto per convenienza. È però l’aspetto della frammentazione a risaltare come
nell’ultimo, ottimo Again. La capacità di spezzettare ogni singola frase musicale nelle sue componenti di base per poi
riassemblarle in maniera consona. Schizofrenia e muscolarità, as usual

Music on Tnt
Loris Gualdi

Talibam!/Jealousy party sancisce la quinta uscita dell’ormai cult version series di Phonometak, etichetta-bazar di
Xavier Iriondo, nata in stretta collaborazione con Mirko Spino e al sua Wallace records. Lo split album, questa volta
definisce l’incontro tra la follia degenerante dei newyorchesi Talibam! e i nostrani JP, maturati sulle rive del’Arno. Il
lato Talibam! È occupato da circa tredici minuti di rabbia e malcelata stravaganza, racchiusa nel macro brano “Set in a
disperate wilderness of cosmetic conclusions”, capace di raccogliere in se variegature metal, industrial, techno, noise,
free jazz, prog e tribal nel giro di pochi passaggi. Senza dubbio la partitura è dominata dal sapore genuino
dell’improvvisazione, portata a vitalità da Kevin Shea e Matthew Mottel, geniali e sovversivi esecutori di un brano che
molto ha a che spartire con i valori epifanici di testi filmici d’autore. Il lato Jealousy Party è meno saporito. La band
fiorentina, pur ricercando sonorità di impatto in “Devont church going family”, sembra annegare in un territorio free
già in parte esplorato. Il percorso dà l’impressione di migliorare con “Castrado”, in cui l’ensamble inascoltabile (come
qualcuno li ha definiti), offre un buon brano di sragionante e deviante imprò, basato su un anima blueseggiante ed uno
scheletro free, che ben si sposa con l’ormai famosa cover art gialla del “Full frequency ranque recording”.

Kathodik
Marco Pagliariccio

La quinta uscita degli avanguardistici split album della linea “Phonometak Series” targati Wallace Records dà spazio
stavolta ai newyorchesi Talibam! e ai fiorentini Jealousy Party. Due gruppi accomunati dalla stessa tendenza a
un’improvvisazione di stampo jazzistico incastonata su ritmiche furibonde, di difficile accessibilità per un orecchio poco
disposto ad osare. Ma mentre da un lato il duo americano segue una scia noise che tiene vivo il ricordo del rock,
l’ensemble nostrana maneggia con cura un free-jazz venato di funky e vagiti etnici. Ad aprire questo dischetto c’è la
lunga suite (quasi 13 minuti) dei Talibam! del batterista Kevin Shea (già negli Storm & Stress con Ian Williams, anima
degli ormai celebratissimi Battles). Set In A Disparate Wilderness Of Cosmetic Conclusions è un cataclisma sonico a
base di suoni sintetici distorti e una ritmica granitica e indiavolata. Un inestricabile groviglio di pattern rumoristici che
emergono, si trasfigurano e spariscono per lasciar spazio a nuove creature sferraglianti. Dopo un’apertura debordante
e allucinata, l’incedere si fa via via più greve e psicotico, assottigliandosi fino a sparire in un piccolo ticchettio. Seguono
le due tracce dei Jealousy Party: prima Devont Church Going Family, un finimondo di ghirigori che si richiamano l’un
l’altro guidati da fiati frenetici a creare una coralità frammentata in continua ebollizione; un circo jazz popolato di
un’infinita varietà di animali. Poi Castrado, pandemonio che frulla bossa nova, vocalismi pattoniani e virtuosismi
chitarristici di eco funky che deraglia in un finale al fulmicotone. Un accoppiata non omogenea ma ben amalgamata,
che mostra due possibili declinazioni dei verbi rock e jazz, fondendoli in una forma nuova ed assolutamente originale.
Speriamo che l’etichetta milanese (in collaborazione con Xabier Iriondo e la sua Sound Metak) continui a dar spazio a
questi progetti.

Sands Zine
Alfredo Rastelli

Nuovo appuntamento con la serie di split in formato dieci pollici patrocinato da Phonometak Laboratories e Wallace
records; adesso è la volta del numero cinque con protagonisti il duo dei Talibam! e i nostrani Jealousy Party. Set in a
disperate wilderness of cosmetic conclusions, della formazione americana è, come nello standard del gruppo, una
lunga cavalcata di tredici minuti con un irrefrenabile Kevin Shea alla batteria (più una macchina da guerra che un
essere umano) e un agitatissimo Matt Mottel; più volte su sands-zine abbiamo espresso le nostre perplessità riguardo
questo progetto, la sensazione mia, qui confermata, è che la loro formula free-noise-prog-rock se presa a piccole dosi,
può anche dare piccole soddisfazioni. Alziamo le mani invece davanti a due nuove tracce degli scatenatissimi Jealousy
Party, di cui difficilmente ci stancheremmo mai di ascoltare/guardare il loro teatro dell’arte, un condensato di live
performance, beat poetry, free jazz, improvvisazione radicale, lucida follia e tanta tanta tanta creatività. Che grandi!.

Audiodrome
Giampaolo Cristofaro

opo il tris Damo Suzuki/Metak Network/Zu & Iriondo dell’ultimo cd (recensito qui), è la volta di uno split tra il gruppo
di Matt Mottel e del grande ex Storm And Stress Kevin Shea e il collettivo toscano Jealousy Party, autore di Again, uno
dei migliori dischi avant-qualcosa del 2008. Travolgente e tellurico – come da aspettative - il pezzo dei Talibam!, con
Kevin al solito dotato di almeno quattro braccia in perenne tumulto sulla malcapitata batteria e Matt ad incrociare
slavine di synth per tredici minuti di prorompente energia. I Jealousy Party, in una formazione comprendente Wj
Meatball, Mat Pogo, Edoardo Ricci, Jimmy Gelli, Jacopo Andreini, Andrea Carpara, Nicotina, Stefano Bartolini e Niccolò
Gallio, puntano su un approccio lievemente meno fisico ma più stimolante, grazie alla rodata capacità di realizzare
riusciti collage tra improvvisazione live, mix di improvvisazioni di studio e materia sonora varia. “Devont Church Going
Family” è un blues sbilenco per sax, trombone e percussioni, infettato da pulsioni dub, field recordings e
campionamenti groovy. Dal suo acido finale emergono i sussulti percussivi di “Castrado”, feroce amplesso tra fiati
impazziti, morbose linee di basso e la chitarra di Nicotina. Mezza stella in più e serie sempre più interessante.

Il Tirreno
Guido Siliotto

Abbiamo provato ad ignorarlo, con la scusa che si trattava di un singolo, solo tre canzoni per poco più di venti minuti
di musica. Ma nel pensare a una possibile classifica del 2008, eccolo tornare prepotentemente e, allora, giusto parlarne
in questa rubrica. L'ultima tra le uscite targate Phonometak Series di Wallace Records ha visto due protagonisti
d'eccezione, tra i nomi di spicco per la scena dell'improvvisazione. Anzi tutto, sul secondo lato un paio di brani per
Jealousy Party, l'ensemble fiorentino già autore dell'ottimo “Again”, qui in formazione allargata alle prese con le
composizioni di Edoardo Ricci. Chi conosce la band, sa cosa aspettarsi: una musica che mette assieme rock e jazz in
un turbine sensazionale, con la voce di Mat Pogo in evidenza. Sul lato A, invece, tredici minuti in compagnia dei
Talibam!, formazione statunitense con la batteria free e implacabile di Kevin Shea e le tastiere acidissime ed
espressive di Matt Mottel. Un'apocalisse sonora di grande potenza, eccitante e gustosa. Come da statuto, anche questo
capitolo della serie esce in formato vinile dieci pollici. Ma se sarà necessario acquistare un giradischi per ascoltarlo,
ecco il consiglio: fatelo!