Nerds Attack!
Gioele Valenti
Ancora una collaborazione tra i poliedrici/multiversi Xabier Iriondo (Phonometak) e Mirko Spino (Wallace), per un vinile split dal sapore tanto antico quanto avanguardistico. I nomi in gioco sono internazionalmente risonanti, ad incominciare da Scarnella, duo statunitense Carla Bozulich/Nels Cline (artisti che annoverano collaborazioni con gente del calibro di Thurston Moore e Mike Watt, per citarne tra i più esposti), fautori di una pischedelia dalle tinte metafoniche (’Alluvium’), dove gli sfondi ambientali rappresentano corollari ad organi e sinfonie droniche, oltre che a chitarrismi in campo lungo (con la voce della Bozulich che si fa eterea e cupa al contempo). Della cupezza del diamante. A condividere le sorti dello split, ‘Fluorescent Pigs’, i raffinati strumentisti e compositori Alessandro Stefana, già con Capossela, e Andrea Belfi, sotto la cute dei Rosolina Mar, che dibattono in nobile tenzone tra applicazioni elettroacustiche, dando fondo nelle due traccie, su una lisergica struttura percussiva (seconda e lunghissima cavalcata, 13.20 minuti), ad una serie di referenze ad ampio spettro - dal noiseggiamento “mooriano” allo sghembo chitarrismo di Marc Ribot. Metatestuale, vecchio come un bourbon d’annata e profetico come un sorso d’assenzio. Una stoffa a parte.
Sandszine
Daniele Guasco
Pur seguendo con attenzione le varie incarnazioni di Carla Bozulich, artista incredibile per la sua istrionica vitalità musicale e per la capacità di saper scandagliare anfratti sonori sempre inediti con risultati spesso entusiasmanti e toccanti, non avevo mai ascoltato nulla fino ad ora di questo progetto Scarnella che la vede affiancare Nels Cline.
I tre brani contenuti nel primo lato di questa ottava uscita delle serie Phonometak però mi hanno lasciato abbastanza indifferente a causa dell’eccessiva freddezza delle composizioni. Gli algidi paesaggi sonori costruiti da questo duo contengono spunti musicali notevoli, e quando emerge la voce della Bozulich in “What I did today” nel suo solito splendore vengo colto dalla solita meraviglia, ma arrivato a fine ascolto mi sembra che a queste canzoni manchi quella capacità di emozionarmi che mi ha sempre fatto apprezzare i lavori e i progetti di questa sensazionale artista. Deluso quindi ma col beneficio del dubbio. Dubbio di non aver saputo apprezzare pienamente la proposta sonora nonostante i numerosi ascolti questi tre brani sospesi tra impressioni musicali rarefatte e sature, arpeggi obliqui e placidi rumori.
A incantarmi è stato invece il secondo lato affidato al progetto Fluorescent Pigs di Andrea Belfi e Alessandro Stefana. Un’unica lunga cavalcata tribale in cui il suono della chitarra impazzisce andando a imbastire note imprevedibili e laceranti su ritmi primordiali incalzanti.
Un monolite sonoro in cui i due musicisti sembrano rincorrersi con risultati entusiasmanti tra trovate spiazzanti proponendo un brano in continua mutazione dai colori sgargianti e abbaglianti. Arrivato a fine ascolto sono rimasto totalmente appagato ma con un enorme voglia di avere presto tra le mani altro materiale di questa fattura, accontentandomi per ora di far ripartire la puntina dall’inizio di questo splendido lato b.
Audiodrome
Giampoalo Cristofaro
Per fortuna ogni nuovo dieci pollici della serie Phonometak non si presenta mai privo di risorse o con protagonisti di scarso livello. Stavolta c’è da esserne orgogliosi il doppio del solito, perché i “gruppi” che vi partecipano non battevano colpo da tempo, per lo meno con la sigla sociale adottata. Lato A dedicato agli Scarnella, gli amici di sempre Carla Bozulich e Nels Cline. Non straordinari, ma molto intriganti i pezzi dei due: “Alluvium” è postilla ambient per la straziata desolazione di “What I Did Today” e “Sparkler 4 Runaway”, ennesimo esempio della forza dell’art-folk di cui è maestra Carla, protagonista più di Cline in questo caso, tra fruscii ed echi di dolori lontani. Il colpo, però, lo assestano Alessandro “Asso” Stefana e Andrea Belfi, con la lunga e detonante massa di droni e feedback improv “Butaniku Meeting”, capace di trascendere all’improvviso in un blues asmatico e materico dalle inflessioni sludge e concludersi con un passo funky/kraut mentre le chitarre continuano a incidere la carne. Glenn Branca o Thurston Moore ne sarebbero, a ragione, orgogliosi. Tre stelle e mezza soltanto, però, perché dagli Scarnella ci si aspettava di più.
Kathodik
Marco Fiori
Questa recensione si apre con una ovvietà, comunque da ripetere felicemente e sempre: la Wallace Records è (diventata negli anni) una delle spargitrici più alacri di suoni e talenti della penisola e non solo. Il lavoro ultradecennale di Mirko Spino si è progressivamente sostanziato in un catalogo di produzioni consistente, vario, di alta qualità, che non disdegna collaborazioni con altre realtà creative; in particolare, le “PhonoMetak Series” http://www.soundmetak.com/soundmetak/phonometak.htm documentano intensi incontri/sovrapposizioni di riconosciuti “improvvisatori” internazionali (Mats Gustafsson, Damo Suzuki, Talibam!, On Fillmore ecc.) e italici (Zu, Xabier Iriondo, Paolo Angeli, Gianni Gebbia, Ovo/Sinistri ecc.), sotto l’egida di PhonoMetak/SoundMetak, l’etichetta-negozio del già nominato (e mai abbastanza lodato) Iriondo.
Questo numero 8 testimonia le sonorità fantasmatiche tripartite del progetto Scarnella − ovvero i ben noti Carla Bozulich alla voce e strumenti vari e Niels Cline alla chitarra e all’harmonium – evocate nel 2009 a Los Angeles e l’astrattezza dei Fluorescent Pigs − i non meno conosciuti Alessandro “Asso” Stefana alla chitarra e Andrea Belfi alla batteria – raccolta a New York quattro anni fa. L’iniziale sibilare risonante di questi ultimi, nell’unico monolite Butaniku Meeting, si concretizza in successive atmosfere cinematografiche − Stefana è un chitarrista immaginifico, in tutti i sensi, pur non ostentando funambolismi – e testimonia alfine la sapienza “motorik” di Belfi, un signore di bacchette e tamburi naturalmente elegante in tutti i contesti operativi (da segnalare il trio con Mike Watt e l’altro “manico” Stefano Pilia).