Sands Zine
Daniele Guasco
La iperproduttività di Xabier Iriondo non è una novità, questo artista ci ha già abituato da parecchi anni a sfornare
uscite e collaborazioni a ripetizione, ma sinceramente non mi aspettavo di trovarmi ad ascoltare a così breve distanza
dal bellissimo “Il tempo tra le nostre mani scoppiaaaaaaaaaaa!” (uscito più o meno un anno fa) una nuova uscita dei
The shipwreck bag show, progetto che lo vede al fianco di Roberto Bertacchini, batterista di Starfuckers e Sinistri.
Ecco quindi “Kc”, in cui il blues irrazionale e il folk stralunato dell’album precedente lasciano posto a una rivisitazione
tanto personale quanto entusiasmante di sonorità più rock e forti, l’isteria diventa furia pur rimanendo in un approccio
compositivo imprevedibile e spiazzante. La musica del duo si fa sempre più surreale, grazie anche ai testi che vanno a
complicare ancora di più le trame delle singole canzoni obbligando l’ascoltatore a un appagante impegno nell’affrontare
questi brani. Nonostante l’alienazione sonora e la capacità di smarcarsi da qualsiasi definizione delle composizioni
proposte dai The shipwreck bag show, si tratta comunque di canzoni, ed è un piacere lasciarsi assorbire da questo folli
trame. Nuova prova e nuovo centro quindi per questo progetto tanto particolare quanto affascinante nel suo prendere
alla sprovvista l’ascoltatore grazie a una creatività tanto fresca quanto interessante nella sua obliqua devianza
musicale.
Sodapop
Andrea Ferraris
Credo che ci siano dischi e gruppi interessanti, lavori ben fatti e lavori che per quanto piacevoli finiscano per essere
fine a se stessi, ma credo che al di là del risultato del singolo lavoro certi gruppi vadano osservati nel loro complesso e
credo che i Shipwreck Bag Show siano il perfetto esempio di ciò. KC è il solito buon (o dovrei dire ottimo) lavoro del
duo ma credo che ai fini del nostro discorso sia un particolare del tutto relativo, se dovessi consigliarvi da quale dei
due full-length iniziare non saprei cosa consigliarvi e questo non perchè uno valga l'altro in modo grossolano, il fatto è
che si tratta di due bei dischi con tracce più o meno riuscite per entrambi. Ma ciò che credo che realmente importi è
che al di là delle ottime soluzioni rock di Iriondo e delle batterie garage-rockenrolla-settantesche di Bertacchini, quello
che mi colpisce sempre di questa formazione è la sua deformità, che un po' è dovuta alla musica ma che in buona
parte è imputabile al cantato. Nessun termine credo sia più adatto di "imputabile" perchè il cantato del batterista di
Starfuckers e Sinistri (entrambi mai troppo osannati) è al di "là del bene e del male", non processabile nelle intenzioni,
ingiudicabile secondo parametri tradizionali, eversivo di fronte alle regole del bello è da "deformi al potere" più del
terzo reich o dei disgraziati protagonisti di Action Mutante di De La Iglesia. Bertacchini a tratti centra melodie rock-
blues fantastiche a tratti stona e sbava con uno stile che mi fa sempre pensare come al di là della bellezza del disco
questo gruppo abbia una sua identità così forte... e ditemi voi chi ce l'ha di questi tempi, tanto più cantando in
italiano? Tutte le volte che ascolto questo duo mi viene in mente Capitan Beefheart, un po' perchè a tratti lo ricordano
ma anche per il puro e semplice fatto che hanno la forza e la bellezza di chi sa essere ciò che è, fregandosene dei
canoni del buon gusto ed in barba al bello. Felici della propria ubriachezza, fieri delle proprie storture con la forza della
propria non-perfezione i Shipwreck Bag Show celebrano il calore ed il senso della propria umanità. Sarà Martin
Feldman (ma anche quel nerd senza senso di Morton sarebbe andato bene) a guidarci contro lo squallore di
quest'epoca da tronisti e veline... questa è la vera musica "cripple bastard-a".
Music on Tnt
Loris Gualdi
Ritorniamo sui nostri passi e dopo qualche tempo rieccoci a parlare della Wallace records, immarcescibile fucina di
talenti alternative noise, free e underground. Inutile aggiungere che tutti colore che si avvicineranno alla realtà
patrocinata da Mirko Spino, sa ormai da tempo di dover essere pronto a nuovi territori e aperto a visuali spesso non
troppo orizzontali. Questo mese il nostro viaggio ha inizio con il solito e solido punto fermo che risponde al nome di
Xavier Iriondo, smisurato musicista senza frontiera oggi immortalato assieme a Roberto Bertacchini per The shipwreck
bag show “KC”. L’iperattività sapiente della Wallace record propone un interessante opera terza dei The shipwreck bag
show, ensamble d’elite capace di coniugare rockeggiante noisescore con un ermetismo lessicale pungente, sardonico e
metaforico, vicino per certi versi all’arte dell’Haiku, ovviamnebte non tanto per le argomentazioni trattate quanto per
l’arte della grande sintesi di pensiero e d'immagine metaforica atta a sviluppare sentieri celebrali e sensazioni
(a)rmoniche di vita vissuta. L’album è pervaso da un rock blues destabilizzato e spiazzato, di certo non troppo
ancorato ai canoni di easy listening, che viene desertificata ulteriormente proprio a causa di un songwriting
apparentemente surrealista e alquanto difficoltoso da definire nel suo intratesto. Il folle giro nella giostra musicale del
combo ha inizio con il disturbante proto metal noise di “Siete solo tv”, in cui la partitura si fonde piacevolmente con la
particolare vocalità dell’ex Sinistri che a tratti appare ispirato nella sua narrazione tormentata da Mastro Lindo Ferretti.
Il brano di apertura si materializza attorno ad un virale attacco contro la massmediaticità imperante, configuranto tra
le sillabe una concettualità televisiva senza speranze di salvazione. La disarmonia contemplativa matura nella batteria
free noise e pazzoide di “Azioni/reazioni” delirio oscuro che colpisce e stordisce al pari della distorta “Dentro la casa”,
in cui l’inquietudine dispersa si respira attraverso i 4 minuti della traccia. Il drumming spezzato accompagna una
sonorità spacebeat di ottimo influsso. L’ossatura delle tracce, al di là delgli overlay fantasiosi e inusuali, racchiudono in
sé il vecchio blues ed il rock classico, basta ascoltare lo scheletro compositivo della minimalistica “Venite spiriti”, in cui
il grammofono non fa altro che rinvigorire il sapore retrò necessario all’inevitabilità degli eventi fagocitati dall’oggi. Non
mancano meppure alchimie sintetiche e minimal come in “Kc’s Merry –go-around” meraviglia di noise strumentale, in
cui le venature tribal fungono da anthem alla conclusiva e paranormale “Capitani Coraggiosi” in cui il duo si porge
all’ascoltatore in tono di mesta sfida lessicale. Una narrazione Offalgatica capace di aprire le porte in maniera da
permettere di percepire come l’illusione della realtà sia (forse) meglio.
SentireAscoltare
Stefano Pifferi
Tanto era trasversalmente avant-blues il precedente Il Tempo.Tra Le Nostre Mani, Scoppiaaaaaaaaaaaaa! quanto è
visceralmente rock questo inaspettato comeback. Bertacchini e Iriondo continuano imperterriti a circumnavigare il
globo terraqueo della sperimentazione rock-blues e per farlo al meglio stavolta si affidano alle canzoni in maniera
ancora più decisa. Canzoni compiute e ben definite in chiave rock, con tanto di distorsioni di chitarra e (semi)linearità
nel drumming, ma soprattutto cantate come se i due avessero limato le asperità strumentali per riversare l'asincronia,
lo sfasamento, l'effetto disturbante su voce e testi. Sia chiaro, non che i suoni prodotti dalla chitarra (e altri
ammennicoli) di Iriondo o dalla batteria di Bertacchini siano accomodanti o le trame dell'interplay meno sperimentali
(ascoltatevi lo scheletro rock disturbato di Venite Spiriti o i suoni monchi di Ratti Nella Via). È però nella centralità del
cantato del batterista che risiede la novità, spiazzante eppur fascinosa, di KC. Ora anthemica (Siete Solo TV) o
memore di un Lindo Ferretti d'antan (Non Ci Sei Più), ora aggressiva e filologicamente punk-senza-esserepunk (No
Man Say Yeah) o stonata e fuori fase (Azioni/ Reazioni), la voce dell'ex Starfuckers/Sinistri è lo strumento in più che
allarga l'orizzonte della band. Minimali e visionarie, quasi frattali di cut-up a sfiorare il surreale o l'ispirazione letteraria
alta (P.P.P. in Capitani Coraggiosi), le liriche rappresentano una sfida con l'ascoltatore, chiamato a decrittare ogni
singolo fonema come simbolo d'altro, in un continuo frantumarsi della parola come non se ne ascoltava da tempo.
Obliqui e alienanti, visionari e furibondi, i due anche stavolta sono in grado di spiazzare l'ascoltatore. Grande merito,
oggigiorno.
La Scena
Vittorio Lannutti
Ad un anno di distanza dallo sconvolgente blues psicotico ed introspettivo de “Il tempo...tra le vostre mani,
scoppiaaaaaaaaaa!” il duo Iriondo/Bertacchini produce un altro intrigante ed interessantissimo lavoro, confermandosi il
duo sperimentale più dotato del panorama italiano. In “Kc” Bertacchini non canta, ma stona volutamente testi tanto
sintetici, quanto profondi e interospettivi, dai quali emerge una lettura della realtà assolutamente non convenzionale
(quindi degna di preziosa attenzione), preservando alla base uno spirito punk dissacrante. Ascoltate con attenzione il
rifiuto per le masse descritto in Siete solo tv o il cinismo presente de L’abitudine alla repressione. La struttura dei brani
non è molto distante da quella dei primi Old Time Relijun, ma questa è una mia semplice deduzione poiché
probabilmente questa vicinanza è casuale per un duo che non ha bisogno di riferimenti, data l’assoluta libertà con cui
si muove. Diciamo piuttosto che l’accostamento con il gruppo di Arrington De Dionyso è ipotizzabile a causa del forte
accento posto dal duo sulla ritmica sincopata e sul cantato spezzato, interrotto e stonato. In ogni caso è da ribadire la
voglia di sperimentare della coppia con i numerosi noises creati dalle chitarre e al Mahai metak di Iriondo, grazie ai
quali il sound si fa ora ipnotico (Corpi senza ragione), ora inquietante (Venite spiriti). I due bizzarri musicisti si
dilettano anche a destrutturare l’ormai classico riff di Joshua Homme in Azioni/reazioni e irritare le nostre orecchie con
con Ratti nella via e, come se non bastasse, ad alienarci con sonorità stranianti come in Capitani coraggiosi.
Solar Ipse
Loris Zecchin
A un anno dal precedente “Il tempo...tra le nostre mani, scopiaaaaaaaa!”, il duo Xabier Iriondo (Six Minute War
Madness, Uncode Duello...) e Roberto Bertacchini (ex-Starfuckers/Sinistri) torna a farci visita con un nuovo album. La
caratura delle composizioni è sempre notevole, però il ring scelto per l’incontro ricorda più un “Muddy Waters in coito
garage punk” che le formicolanti lamentazioni avant del passato.... L’’album è tutto un fiorire di meccanicità a bagno
nel riverbero, procedere compulsivo e (finta) approssimazione dei dettagli. Appeal che potrebbe ricordare i
desparecidos della in The Red, se non fosse per quel “brusio” dispensato a piene mani da Iriondo. Sorta di danza
rituale siderurgica che conduce laddove non ti aspetteresti, tra afflizioni e strappi concentrici . Una grettitudine (in
senso tutt’altro che denigratorio) lavorata in profondità e prodiga di coup de théatre al posto giusto. In valutazione
numerica: otto su dieci.
Kathodik
Alessandro Gentili
La coppia Bertacchini - Iriondo alias The Shipwreck Bag Show licenzia il nuovo "Kc", vera sorpresa e finora tra le
migliori uscite italiane del 2010. La ricerca iniziata con l'ep omonimo e proseguita col recente "Il tempo ... tra le nostre
mani, scoppiaaaaaaaaaaa!" trova finalmente il risultato, un rock blues trascinante e sporco, saturo degli slides della
chitarra di Xavier che strabordano elettricità, propulsioni avant-garage/punk spesso e volentieri dirette e lineari in cui
le asperità vengono dirottate dal ritmo al canto. Già, la voce di Bertacchini. Volutamente fuori tono e catatonica,
nell'assenza trova la sua forza: i testi dell'ex Starfuckers turbano e spiazzano, sottoforma di criptici slogan declamati in
ferrettiana maniera (l'anthem di Siete solo tv, l'intermezzo Non ci sei più), di attacchi sghembi di parole deformi che
tentano di esprimersi invano (Azioni/reazioni), o come nella monumentale Dentro la casa: cori sbilenchi, frattaglie di
parole in sottofondo, una declamazione dissonante di haiku malati in cui il detto e il non detto si compenetrano.
Spezzoni di frasi amorfe, frantumate, abbozzate, spetta all'ascoltatore decidere se provare a comprendere o
abbandonarsi. Più lineare la prima parte (oltre alle già citate, L'abitudine alla repressione e l'affondo garage di No man
say yeah, entrambe pura cartavetrata), svettano nella seconda metà dell'album Ratti nella via, cavalcata su un flusso
instabile di elettricità e percussioni che sfocia in un'orgia di rumore, e la conclusiva Capitani coraggiosi, ispirata da
versi di Pier Paolo Pasolini, che chiarisce la ragion d'essere di "Kc": "Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza:
se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o da non averla voluta; dall'essermi messo in
condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non essere fedele a nessun patto che non sia quello con un
ascoltatore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca". Chapeau.
SuperMizzi
Guido Siliotto
Cambia rotta The Shipwreck Bag Show. Dopo le meditazioni attorno al blues dei due lavori precedenti, il duo composto
da Xabier Iriondo e Roberto Bertacchini approda al rock, ma lo fa, ovviamente, in maniera del tutto personale. La
prima cosa che colpisce in questo nuovo album, intitolato “Kc” (con un ritratto di Kit Carson in copertina), è l'adesione
alla forma canzone, seppure a dir poco sui generis. Il suono elettrico di Iriondo è saturo, ricco di distorsioni. La batteria
di Bertacchini, di cui conosciamo l'incedere claudicante, marchio di fabbrica per la musica di Starfuckers / Sinistri,
stavolta pare invece normalizzata. Ma è proprio la voce di quest'ultimo che diventa protagonista, attraverso le liriche e
il modo di cantare. Per le prime, il lavoro consiste nel togliere significati, nascondere il senso, mescolare le carte, con
risultati qua e là dal vago sapore surrealista. La voce, infine, è l'elemento davvero spiazzante: stonata, obliqua, fuori
fase, capace di scardinare ogni certezza. E quest'ansia del duo di tentare nuovi territori e superare i confini risulta oltre
modo affascinante.