Live Electonics
Alessandro Cartolari
Nuovo incontro tra Iriondo e Mimmo, dopo la sonorizzazione del video Kurks di cui abbiamo parlato in un'altra
recensione su live-electronics. Come in quella occasione la sede scelta per le registrazioni è a dir poco particolare,
infatti in questo caso si tratta della chiesa di Santa Lucia alle Malve (una grotta) di Matera. L'ambiente è quindi
fortemente ampio e profondo adatto ad enfatizzare la ricerca sonora del sax soprano di Mimmo, sempre dedito al suo
studio timbrico e alla creazione di cellule fonetiche chiare e limpide. In antitesi a questo suono che potremmo dire di
ispirazione lacyana, Iriondo lavora per sottrazione, offrendo al suo interlocutore suggestioni e semplici ambienti sonori.
I suoi interventi low-fi ed esotici (notevole il suono del taisho koto in questo ambiente), sono sempre controllati, con
apprezzabile attenzione e cura per i silenzi. Ottimi episodi come l'iniziale Psalm of days e la splendida Barn Swallow
offrono una buona interazione tra le due realtà così lontane, l'arte “monacale” di Mimmo tra il rumoreggiare della
bassa definizione di Iriondo. L'equilibrio è molto sottile, non tutto convince, in particolare quando si cercano interazioni
per altezze a volte tirate per i capelli, ma la musica di questo cd vive di una stasi credibile, piena di episodi
interessanti.
Feejazz
Without some interventions, in which Xabier Iriondo creates awful, ear- and brainsplitting high-pitched electronic
noises over the otherwise great soprano sax of Gianni Mimmo, this album could have been excellent. It was recorded
at the summer solstice in a 10th century church in Italy (what's this? a competition among avant-garde musicians to
find the oldest church to play in?), leading to the typical hollow distant acoustics of the space it was recorded in. In
essence, it is the sax that leads the music, all improvised, minimalistic and relatively accessible (but not always), with
the guitar complementing the music with sounds that are usually not identifiable as coming from a guitar. John
Butcher and Evan Parker come to mind, but also Lacy and Roscoe Mitchell. While most of the time Iriondo's guitar
really contributes to the music, by offering depth, at other times his interventions are irritating, but luckily not too
often. The album has its great moments, but its downsides too. A pitty.
MusicBoom
Vittorio LoConte
Ancora una sorpresa dal leader della Amirani Records, il sassofonista soprano Gianni Mimmo: un´incisione effettuata
nell´antica chiesa (risale al X secolo) di Santa Lucia alle Malve a Matera, sfruttando le risonanze e gli echi di quel luogo
così speciale. Si tratta di un duo insieme a Xabier Iriondo, che usa dei rumori provenienti da lo-fi devices e due
strumenti a corda dall´aspetto esotico, taisho koto e mahal metak. Anche l´aria, gli spazi, l´eco, i silenzi dell´alba,
momento in cui si è deciso di registrare, contribuiscono a dare una mano alla riuscita di un lavoro originale, in cui il
sassofono soprano del leader risulta cosí comunicativo e tale da attirare subito l´attenzione, messo a confronto con
suoni stimolanti che emanano dalle corde, respiri intensi (come nel brano che dà il titolo all´album), rumori
gracchianti, che subito ci rimenadano a Steve Lacy, maestro di Mimmo, ed a "Stations", brano inciso nel lontano 1972
in Solo per la Emanem, in cui improvvisava su una radiolina fuori sintonia. I due sono alla ricerca di qualcosa di
immateriale, trovandolo attraverso il dialogo e l´esperienza di suono in corso, sorprendente anche per loro. Tra note
acustiche che si caricano del fascino del luogo e le irregolarità delle corde e dell´elettronica si sviluppa una
comunicazione che a tratti ha l´aspetto di una cerimonia sacra. Un aspetto moderno della loro musica, senza le
banalità del post-moderno, in cui "anything goes", ma solo sulla superficie di correnti senza profondità alcuna.
Altremusiche
Michele Coralli
"Your Very Eyes", ovvero quando un luogo in cui si svolge una performance diventa non solo un elemento di
ispirazione, ma strumento stesso che genera forma e dirige specifiche scelte. Limitandoci alle situazioni più in sintonia
con la presente, vale la pena qui ricordare il lavoro di John Butcher in una miniera giapponese ("Cavern with
Nightlife"). La performance di Gianni Mimmo (sax soprano) e Xabier Iriondo (apparecchiature lo-fi e strumenti a corda
autocostruiti: taishi koto, mahai metak) sfrutta spazi che fino a questo momento non avevano goduto di analoghe
esplorazioni come la chiesa di Santa Maria alle Malve di Matera, luogo scavato nella roccia e risalente al X secolo.
L'atmosfera fresca e rarefatta di questa sessione di registrazioni, effettuate in un'unica presa nel giugno del 2007,
impone scelte compositive che non si fa fatica a immaginare: sfruttamento del riverbero ambientale, dosaggio dei
suoni, scelta precisa dei timbri e un certo qual contegno liturgico in rispetto alla sacralità del luogo (Mimmo parla
appunto di "salmodia laica"). A dispetto di un'articolazione che suddivide la performance in brani distinti, un continuum
armonico-strutturale determina un'unità complessiva basata soprattutto sui drones creati da Iriondo sugli strumenti a
corda, ribattuti, messi in risonanza e sporcati da microfoni e circuiti low-fi. Il sax di Mimmo è plastico e controllato, non
sempre in funzione di pura ricerca di suoni, bensì in quasi costante costruzione melodica. La fraseologia è secca,
segmentata, mai compiaciuta o indotta a facili lirismi. Perché, sebbene non si possa certo ascrivere lavori come "Your
Very Eyes" all'alveo dell'improvvisazione più radicale, questi paesaggi non sono quasi mai di natura consolatoria. Tanto
per fare qualche paragone scomodo, quando si portano degli artisti in chiesa, può capitare di provocare infatuazioni
mistiche che provocano stucchevoli ispirazioni musicali (basti dare un'occhiata a certe location in cui recentemente si è
mosso uno come Surman). Qui, fortunatamente, nulla del genere eppure un certo volto umano rende il lavoro di
Mimmo e Iriondo di quasi immediato impatto, proprio perché non sovraccarico di sovrastrutture. Merito forse anche del
caldo sole del Sud e del fresco dei millenari sassi di Matera.
Rockerilla
Michele Casella
Complice un location eccezionalmente evocativa come la Chiesa Santa Lucia alle Malve (una struttura del decimo
secolo completamente incastrata nei mitici Sassi di Matera), “Your Very Eyes” si propone come il punto di arrivo e
sintesi per una serie di pubblicazioni indipendenti dell’ultimo periodo. Ideatori e performer di queste nove tracce sono
Gianni Mimmo e Xabier Iriondo, che si dividono la scena con grande complicità provando a non riempire forzatamente
tutti gli spazi sonori a disposizione. Il risultato è un album di melodia e spasmi elettronici, in cui il sax soprano di
Mimmo si incrocia alle evoluzioni elettroniche create in tempo reale da Iriondo; una soluzione che si pone in perfetta
continuità con le intuizioni sviluppate da quest’ultimo nelle numerose release della Wallace Records (dalla Mail Series si
10” della Phonometak Lab) e con un’idea sonora che agisce a livello subliminale. Surreale nell’accostamento di suoni,
nell’inserimento di frequenze e nella dialettica instaurata fra i due musicisti, “Your Very Eyes” mantiene uno
strettissimo legame con la grotta sacra nella quale è stata registrata; neppure un riverbero od un singolo frammento di
registrazione sembrano essersi perduti da questa session realizzata nel solstizio d’estate, assicurando un enorme
impatto emotivo a un disco che fa collidere jazz e improvvisazione, momenti più ragionati a fantasiosi sviluppi
compositivi. Un progetto che, magari, sarebbe interessante spostare in una nuova location d’effetto per un sequel
altrettanto sorprendente.
Improjazz
Jean Michel Van Schouwburg
Emballé avec goût dans un « super jewel box » plus esthétique que le boîtier sans âme auquel nous a habitué
l’industrie, cette exploration de l’univers sonore d’un église-grotte souterraine de la ville de Matera dans les Pouilles
nous révèle une belle surprise. Gianni Mimmo est un véritable maître du sax soprano, héritier de Steve Lacy, influence
de laquelle il s ‘émancipe sensiblement. Son acolyte est un sound maker électronique et objétiste assez suivi en Italie,
Xabier Iriondo. On entend le son de l’église et la réverbération toute particulière de ce caveau de tuf dont les parois
sont ornées de fresques. Un détail curieux et oculaire tiré d’une fresque orne la pochette et donne son titre à l’album.
Le saxophoniste prend le temps de déplier les volutes de sa musique et d’étirer les harmoniques en se rapprochant des
parois. Sans tenter d’impressionner l’auditeur par sa technique, Gianni Mimmo se concentre sur la plénitude du son et
un lyrisme sincère. Il s’agit d’un véritable spécialiste de l’instrument et non pas d’une extension du ténor dans le
registre aigu comme nous y a habitué la majorité des saxophonistes qui utilisent l’instrument. Iriondo utilise des
motifs répétitifs avec un semblant de guitare primitive actionnée avec un mécanisme. Un univers sonore particulier qui
entend échapper à une quelconque école mais peut ambitionner de s’adresser à différents publics qui finiront bien un
jour par se lasser des étiquettes qu’on veut leur imposer et trouveraient bien leur bonheur en laissant flotter l’
imagination à l’écoute de cette échappée très particulière, toute imprégnée de l’acoustique caverneuse de Santa Lucia
alle Malve. Une bien belle réussite !
All About Jazz
Vincenzo Roggero
Le geometrie austere di Santa Lucia alle Malve, un’antica chiesa del X secolo, incastonata nello scenario mozzafiato dei
Sassi di Matera. I muri imponenti, maestosi ma nudi, porosi e ricchi di cavità e aperture, un invito alla ricerca del
suono primordiale e puro, alla circolazione dell’aria tra echi e riverberi naturali. Due musicisti “nudi“, appena coperti
dai rispettivi strumenti, che si esibiscono durante il solstizio d’estate, momento carico di magia e ricco di significati
arcani. Gianni Mimmo, al sax soprano, personalizza l’insegnamento di Steve Lacy. Lo strumento come parte del proprio
respiro, come verga nelle sapienti mani di un rabdomante alla ricerca di recondite vibrazioni e nascoste particelle di
suono. Xabier Iriondo, con un paio di strumenti cordofoni di provenienza esotica come il taisho koto ed il mahai metak,
funge da guastatore sonoro. La natura ricreata ed evocata, frammenti di materia che l’amplificazione low-fi raccoglie
dalla storia e fa risplendere più vive che mai. Frequenze e rumori esaltano la purezza del soprano di Mimmo, le corde
sfregate, pizzicate, percosse lanciano un ponte instabile tra passato e futuro. Il candore della pietra contaminato dal
nero di cavi e fili elettrici, la silhouette di un microfono che sostiene un poco imbarazzata lo sguardo di affreschi
secolari. Magia, poesia, follia. Di due musicisti fuori dal comune, e di una musica di misteriosa bellezza.
La Scena
Vittorio Lannutti
Dopo diverse collaborazioni Gianni Mimmo e Xabier Iriondo hanno deciso di fare un disco coi loro nomi. Per farlo hanno
deciso di registrare queste nove tracce in un luogo speciale: la chiesa rupestre del X° secolo di S. Lucia alle Malve, a
Matera. Le ragioni di questa scelta sono state sia di ordine acustico - dato che la composizione della pietra si è ben
prestata alle esigenze acustiche del duo - sia di ordine artistico, poiché nei piani dei due musicisti c’era l’intenzione di
creare un vero e proprio meta-linguaggio. In effetti meta-linguaggio la loro musica lo è a tutti gli effetti dal momento
che Mimmo si è inerpicato sulle improvvisazioni jazz, senza mai strafare peraltro, bensì restando sempre su livelli di
contenuto minimalismo, mentre l’ex Afterhours ha lavorato come un grande artigiano sulle macchine, cesellando suoni,
rumori, vibrazioni e disturbi, costanti o spezzettati che fossero, intermittenti o dilatati. Quello che ne esce alla fine è,
come ormai da tradizione per la Wallace e per Iriondo, un grande progetto, nel quale si toccano gli orizzonti dell’arte
sperimentale, sempre imprevedibile e per certi versi mistica.
Music on Tnt
Loris Gualdi
Parlare di “Your very eyes” e tanto difficoltoso quanto il riuscire a percepirne la reale natura durante il primo ascolto. Il
disco, che vede l’incontro artistico tra l’eclettico Iriondo e il jazzista Gianni Mimmo, sembra rappresentare un difficile
romanzo dal finale aperto. L’ascolto delle tracce incise riesce a raccogliere classicismi del passato remoto, mescolate
ad inusuali e estrose trovate musicali che lambiscono il free jazz, il noise e addirittura la sacralità musicale. Tanto è
vero che l’inedito duo ha deciso di effettuare le registrazioni presso antica chiesa di Santa Lucia alle Malve a Matera, in
cui le vibrazioni timbriche sembrano assumere vesti inaspettatamente deliziose. In “Your very eyes” ogni suono
diviene strumento, come dimostra la titletrack, specchio di un dialogo continuo tra le inventive del sax soprano e il
suono orientaleggiante del taisho koto e mahal metak, due strumenti a corda dall´aspetto esotico, che porta ad
oriente la partitura di “Psalm of days”, come in una sorta di sorprendente fantasmagoria. In brani come “Side voice” e
“Several calls and a perfect pair of opinions” si palesano inoltre le importanze dei silenzi, funzionali alla costruzione
musicale dei brani che si susseguono senza soluzione di continuità, fino alla chiusura di “Completion”. Il filosofeggiare
tra Mimmo e Iriondo sembra comunque non voler terminale, lasciando aperta una finestra dalla quale ascoltare le
rimembranze di un disco, che pur non conquistando a pieno, riesce per la sua genesi e per il suo sviluppo a regalare
qualcosa di unico.
Mescalina
Massimo Sannella
Il suono, l’eco suscitano emozioni che si tramutano in movimento. Questo movimento le amplifica e le rende visibili.
Non hanno contrasti ma solo e sempre confluenze, sono causa ed effetto e hanno un procedere circolare e non si
arrestano mai. Sono i pistoni del cosmo. Quarantaquattro minuti sospesi in una libertà metafisica improvvisa
sperimentale, antigravitazionale, onirica e pindarica. Quarantaquattro minuti dove sembra che l’appartenenza a questo
mondo materialista sia solo una sfocata diapositiva ossidata che rotea nel caricatore del tempo. Registrato tra le mura
antichissime di una chiesa rupestre del X secolo (S.Lucia delle Malve a Matera), questo “Your very Eyes” è un album
dove il sax soprano di Gianni Mimmo, leader dell’Amirani Records, e i rumors di Xabier Iriondo si incontrano, spaziano,
fluttuano nell’immateriale apparente e si uniscono carnalmente in un unico corpo astrale, fatto di ancia e lo-fi devices,
eco ancestrali e strumenti a corda come il taisho koto e lo mahal metak. Un progetto free che pare dialogare in
millenni di onde magnetiche a tu per tu con una sacralità remota, come a risvegliare antiche divinità silvestri di madre
natura, e con loro respirare, ansimare e ricongiungersi nell’essenzialità del ritmo universale. Sfruttando l’eco naturale
della pietra nel silenzio dell’alba Matese, il percorso sperimentale di ricerca dei due musicisti si snoda tra respiri
profondi, solos di sax ed effetti gracchianti, interferenze, scariche elettrostatiche, cinguettii che rinfrescano la memoria
sulle introspezioni di Nono, il Battiato atavico, Steve Lacy, dando quello stato d’ascolto spartano, minimalista, nudo –
addirittura biologico - già votato a condividere il suono naturalista con una avanguardia di una certa Kosmique Music
tedesca degli anni 70. Xaber Iriondo, grande chitarrista dai tanti trascorsi rock (Afterhours, Six Minute War Madness, A
Short Apnea) e l’artigiano-musicista Gianni Mimmo – il cui tocco di sax porta alla grande scuola di Archie Sheep - in
questo loro “Your Very Eyes” catturano e ricreano l’humus basale della musica, dal nucleo della sua modulazione,
ovvero respiro, cadenza, armonia ed equilibrio, tra il moderno e il remoto; un soffio di chakra racchiuso in nove
sequenze dal forte retrogusto propiziatorio, alla ricerca della seduzione naturale dell’antico “free-bop lo-fi” sciamanico.
Sonic-O
Paolo T
Ero indeciso se proporvi il reportage del concerto dei Rage Against The Machine a Modena. In fondo si trattava di un
prevedibilissimo concerto dei RATM... niente da paragonare con un altro evento tanto insolito quanto emozionante
proposto dal duo Gianni Mimmo e Xabier Iriondo (ebbene sì... ero lì per lui, lo seguo da dieci anni in tutte le sue
scorribande musicali e non potevo farmi mancare un aggiornamento sul suo stato di forma). Il luogo della performance
è il Museo delle Fudine di Malegno (BS) e la cornice è quella del "Clusone Jazz Festival". I due hanno certamente una
formazione musicale differente (Xabier in ambito indie-rock con puntate negli spazi inesplorati dell'avanguardia e della
sperimentazione, Gianni Mimmo ad occhio e croce in ambito classico e jazzistico) e si presentano il primo munito di
strumenti autocostruiti di natura elettroacustica e di manufatti elettronici di misteriosa origine (più preciso non potrei
essere, ve lo giuro) e il secondo di un sax soprano e di un gigantesco sax contrabbasso (ho sbirciato su internet, la
mia ignoranza in materia li identificava come clarino il primo e il secondo... boh? mai visto ragazzi ve lo giuro!). La
sala è piena e il silenzio è assoluto. Entro che hanno già iniziato da qualche minuto e c'impiego un po' prima di
relazionarmi in maniera non conflittuale con i suoni prodotti. I due musicisti li si sente respirare, prendere fiato,
strofinare le suole sul rivestimento sintetico del piccolo palco allestito e tutto, magicamente, dopo una mezz'ora di
attento ascolto, inizia a prendere forma. Il sax soprano disegna imperturbabili arabeschi jazz flirtando in maniera
apparentemente distante con i suoni - a me più familiari e comprensibili - prodotti dall'ex "A Short Apnea" Iriondo e,
man mano che si prosegue con il concerto, trovo progressivamente sempre più interazione tra il duo e l'ambiente che
li circonda. In un certo senso se ne appropriano gradatamente, si fanno sempre più sciolti e più propensi ad ascoltarlo
e tutto il concerto sale di intensità. Non mi sorprendono affatto quindi le parole di Mimmo che espongono la necessità
del duo di interagire con l'ambiente che li circonda, con la pietra (soprattutto) ma anche con il ferro, le cavità, le
protuberanze naturali e non, per mixare (termine alquanto inappropriato nel caso specifico) suoni naturali e suoni
prodotti dalle macchine. L'idea è quella di una grande libertà espressiva, della necessità di esplorare territori
assolutamente inesplorati, di tagliare le convenzioni e gli stereotipi musicali facendo convivere e interagire mondi
distanti che hanno in realtà necessità di parlarsi per scoprirsi più vicini di quanto sembri a prima vista.Se proprio
dovessi dare un consiglio direi che forse sarebbe il caso di equilibrare maggiormante il sistema sonoro (un po'
sbilanciato nell'udibilità a favore dei fiati) magari amplificando con maggiore vigore il lavoro svolto da Xabier. Per il
resto, magia allo stato puro... grandissimi...
Chain DLK
Your Very Eyes
Presented as a a journey with an overt sacred/religious approach “Your very eyes”, as you can guess, here and there
won’t betray your “transcendental music” expectations and will creepy inside your agnostic little hearts, but on the
other side I also think “religious” would be misleading definition ‘cause the global work in my opinion goes really well
with “documentaristic”. I think the strong personality of Gianni Mimmo has had an heavy weight in the sound
characterization of the duo, that’s why even if they’re considerably far one from the other I believe there’s a
continuum between the Kursk sonorization this saxophonist did with Contini and this work with experimentalist
Iriondo, at last it would be a logical step considering Iriondo at the time of the sonorization had been directly involved
in the work as a sound engineer. You don’t have to consider it as the extension of a solo work, it just shows a light and
well pondered intervention of the Italo-basque guitarist here mainly involved with singular chord instrument and as
sound engineer, his incursions most of the times are non intrusive, but somewhere else he’s able to pierce the audio
space firmly. Thought they’ve been recording in an old church and the sound is really influenced by the audio
refraction caused by that particular kind of stone with which the church has been built, don’t think of it has that
horrible “hangar like” feel, the sound ambience is clearly defined and you can distinguish easily everything without
drowning in reverb. In some episodes the atmosphere gets really intense, somewhere else the musicians “resigned” to
something really melodic and I’m sure it will have a great appeal for a “jazz/classic” crowd of listeners since without
falling into cheap solutions it brings some traditional music in the backpack and it’s damn easily digestible, which is
never to be taken for granted from a recording like that. Sorry for being boring but more than filmic I’d put the
emphasis on “documentaristic music”, you know it’s different for in documentaries most of the times the soundtrack
has more of a continuum and is more central for the story plot, it reminded me so much of those old documentaries
based on road trips on the life in some deserted, ancient areas, “music for discovery channel” or in the likes? Maybe
and that’s ok for me.
Sands Zine
Alfredo Rastelli
Produzione Wallace / Amirani per questa collaborazione tra Xabier Iriondo e Gianni Mimmo, sodalizio già iniziato
nell’ambito del progetto dedicato al sottomarino Kursk, in cui Mimmo e Angelo Contini erano impegnati alle parti
acustiche mentre Iriondo si ingegnava ai live electronics. Con “Your Very Eyes” Mimmo e Iriondo ripropongono il
connubio inesauribile tra l’acustico e l’elettronico, con il primo al suo fedele sax soprano, ed il secondo al Mahai Metak,
strumento elettrico di sua invenzione, a base di legno e metallo ed elettroniche, ed al taisho koto, strumento a corda
giapponese (chi ha visto i Polvere dal vivo sa di cosa stiamo parlando). Si respira un’atmosfera sacrale tra i solchi di
questo lavoro (non a caso il disco è registrato, in modo magnifico, in una chiesa incavata tra le rocce di Matera) ma è
principalmente la musica a connotare in tal modo questo lavoro: il sax evocativo di Mimmo (side voice), capace di
tratteggiare splendide melodie (your very eyes¸nostos algos), come di seguire passo passo (come succede ad esempio
in several calls and a perfect pair of opinions) le invenzioni sonore di uno Xabier mai così convinto nel suonare il taisho
koto (psalm of days), così come i suoi aggeggi infernali di elettronics (circumstance and sacrifice / eye tray, la stessa
several calls and a perfect pair of opinions; andare sopra le righe fa esattamente parte del gioco). A conti fatti, più che
un disco di duetti, “Your very eyes” è il resoconto di una conversazione profonda e difficile tra due persone tra le quali
esiste una corrispondenza di amorosi sensi; è un insieme di dialoghi che presi nell’insieme acquistano un significato
nuovo rispetto ai singoli frammenti e forniscono una chiave di lettura unitaria al proprio lavoro. Due anime purissime a
confronto.
FreeMusic
Hudební workoholik a experimentátor Xabier Iriondo (Polvere, Uncode Duello, Tasaday) nahrál spole?nou desku se
saxofonistou Giannim Mimmou a „hudebníkem“ z pta?í ?íše, jen? se ne?ekan? p?ipletl do nahrávací sekvence. V
magickém prostoru jeskynního kostela z desátého století na jihu Itálie uspo?ádali jam-session a následn? vybrali 9
skladeb. Nahrávku na pomezí avantgardy, experimentální elektroniky a sou?asné vá?né hudby nelze doporu?it jako
zá?itek pro ka?dého. K podobné hudb? musí poslucha? dosp?t. Dominantní prostor zabírá sopransaxofon. Exotické
strunné nástroje (taisho koto a mahai metak), které si Iriondo nejspíše p?ivezl ze své nedávné návšt?vy Japonska,
nejsou tolik výrazné, co? platí rovn?? o elektronice. To je však dáno spíše charakterem dechového nástroje. Plusem
budi? ka?dopádn? atmosféra poznamenaná geniem loci a s tím spojeným unikátním zvukem, absence um?leckých
kompromis? a v neposlední ?ad? i výtvarn? p?ita?livý obal desky vybraný z díla italského malí?e Francesca del Cossa
(1435-1477).
Il Mucchio Selvaggio
Fabio Massimo Arati
La strada da Milano a Matera è lunga e stremante; peraltro più ci si avvicina alla meta, più la via si fa aspra, tortuosa,
inaccessibile. Ci sono luoghi al mondo che hanno preservato la loro naturale bellezza perché troppo impervi per essere
aperti a tutti, perché son pochi gli uomini che hanno la forza e la volontà di raggiungerli. Parimenti sono esigui gli
ascoltatori in grado di frequentare i territori della sperimentazione e dell'avanguardia, luoghi del suono di cui anche
Xabier Iriondo è da diverse stagioni infaticabile modellatore. Assieme al sassofonista Gianni Mimmo, altro ricercatore
con venticinque anni di jazz alle spalle, l'ex chitarrista degli Afterhours si è imbarcato verso il profondo sud, per far
risuonare i propri strumenti tra le rocce alveolari di una chiesa rupestre del X secolo. Da questa singolare esperienza
nasce "Your Very Eyes", album registrato in presa diretta nel giugno del 2007 ed oggi giunto a noi grazie alla sinergia
di più entità produttive, tra cui la benemerita Wallace Records. Il duo si esibisce in una performance minimale in cui
corde e fiati s'intrecciano nervosamente, si contorcono e si rilassano in continuazione, senza mai esplodere, senza mai
spezzarsi. Così la tensione rimane palpabile in ogni momento, a testimoniare l'incontro/scontro tra due menti, due
storie, due filosofie musicali che nessuno pensava si potessero incrociare
RockLab
Daniele Guasco
La caratteristica più importante, e decisiva per parlare di lavoro riuscito, di 'Your Very Eyes' risiede nella capacità di
Xabier Iriondo e Gianni Mimmo di imbastire un dialogo tra le diverse impostazioni musicali che nella loro distanza
vanno ad amalgamarsi coinvolgendo l’ascoltatore nella diatriba. I riverberi frutto delle registrazioni svolte in una chiesa
paleocristiana collocata tra i sassi di Matera vanno a impreziosire l’amichevole conflitto tra i suoni, una partita giocata
per il piacere dello spettacolo. Ascoltando questo disco ci si rende conto che non si ha tanto a che fare con un lavoro di
ricerca, quanto con l’affascinante dimostrazione di libera creatività di due personalità artistiche capaci di spalleggiarsi a
vicenda per raggiungere un unico risultato sonoro. L’incontro/scontro tra i suoni prodotti dai due musicisti è rapido e
continuo per tutta la durata dell’album, se nella prima parte prevalgono gli strumenti a corda di Iriondo, completati e
arricchiti con precisa eleganza dalle note del sassofono, nella seconda parte di 'Your Very Eyes' questi vanno a
dedicarsi a dipingere delicati fondali lasciando il primo piano alla performance di Mimmo, tanto suggestiva quanto
gustosa nella sua purezza sonora. Abbiamo quindi a che fare con un disco che non solo riesce ad essere interessante
per le sue molteplici sfaccettature e per i suoi risvolti artistici, ma che si fa apprezzare anche per la sua immediatezza
e per i molteplici spunti di altissimo livello musicale che contiene. 'Your Very Eyes' è il racconto di un’esperienza che
vive nei suoi picchi espressivi, ma anche nei momenti di pausa e di riflessione, tanto che quelli che potrebbero
sembrare dei vuoti se non persino episodi meno riusciti secondo me si incastrano alla perfezione nell’economia del
disco, andando ad alleggerire le qualità di questo racconto in musica.
Audiodrome
Giampaolo Cristofaro
Iriondo è ovunque. Per fortuna, perché, tranne alcuni casi, i suoi progetti sono interessanti e riscuotono interesse
nonostante siano anni luce lontani da ciò che è stata la sua carriera passata. Da tempo è impegnato nella ricerca di
qualcosa nel suono dei mille strumenti a corda che possiede e ama. Gianni Mimmo ha età ed esperienze diverse da
Xabier, ma in questo caso si incontrano per dar vita a un progetto, che - volendo proprio incasellarlo - fa parte della
temuta e “famigerata” musica avant/improv. Gli intenti di Your Very Eyes” sono questi: Your Very Eyes è prima di
tutto la prova di un’appartenenza. Un luogo sicuro ed incerto nel quale esercitare spostamenti. L’appartenenza ad una
via. Meglio, ad un muoversi. Le provenienze e le derivazioni sono così varie e diverse. Ma appunto ci sono luoghi, nei
quali ci si svela. Qui non si tratta di stili o di auto-referenti tentativi di espressione. Qui si attuano mutamenti. E ci si
scopre smossi, cambiati, giocati l’un l’altro. Direttamente dalla press release. Che quanto riportato venga raggiunto è
anche un po’ questione di… lasciar libero il proprio gusto. In realtà Your Very Eyes risulta un album affascinante e dalle
atmosfere lo-fi elettrico-acustiche davvero suggestive, anche se la strada intrapresa da Gianni e Xabier non appare
così epifanica come poteva essere. Il sax di Mimmo corre un po’ troppo per i fatti suoi, così come le “operazioni
musicali” di Iriondo. Può capitare, quindi, che si preferisca una (giocoforza) salmodiante “Psalm Of Days” a una
divagazione elettronica concentrata su se stessa e troppo tirata per le lunghe come “Several Calls And A Perfect Pair Of
Opinions”. Ciò che rimane intatto è il sapore dello scontro tra sacro e profano che avviene nella splendida acustica
della chiesa rupestre del X secolo di S. Lucia alle Malve a Matera, dove ha preso forma la registrazione. L’idea e il
suono rimangono più che il suonato. Chissà, può darsi che l’intenzione reale fosse proprio questa.
Il Cibicida
Riccardo Marra
Mica ci stupiamo se un prodotto firmato Xabier Iriondo ed etichettato Wallace Records riesce a spiazzarci ogni volta.
Anzi, se ci pensate è ancora più difficile: perché - chi conosce almeno un po’ delle ultime cose di Xabier (Polvere,
Uncode Duello, A Short Apnea, Tasaday), ha visitato il suo negozio/laboratorio a Milano “SoundMetak” (dove vende
strumenti rarissimi e improvvisa performance) ed è conscio del rooster sempre così sperimentale della banda di Mirko
Spino - si approccia ad un loro prodotto con diverse difese immunitarie. Difese che però vengono puntualmente messe
kappaò. Per questo nuovo lavoro dal titolo Your Very Eyes, Iriondo è in compagnia del sassofonista Gianni Mimmo
(però non è nuova la loro collaborazione); insieme decidono di portare le loro esperienze musicali tra le mura della
chiesa di S. Lucia delle Malve (X Secolo, tra i sassi di Matera) essenzialmente per due motivazioni, come spiegano
nella presentazione al disco: “La prima è di ordine acustico. La pietra di quei luoghi è sonora e reagisce in modo molto
interessante alle sollecitazioni timbriche. La seconda è quella vera. C’è necessità di una sorta di celebrazione di questo
tentativo di creazione di un meta-linguaggio”. Il risultato naturalmente ha il sapore complesso dell’avanguardia. Un
gusto fatto di contrasti, incontri/scontri e minimalismo. Rumori contro sax soprano, mahai metak (chitarra da tavolo a
dieci corde) contro il silenzio della pietra, taisho koto (strumento a corda giapponese) contro qualche diavoleria lo-fi.
Passato (la chiesa rupestre del X Secolo) contro presente, anzi futuro (la mescolanza di e tra “suoni nuovi”). Il tutto a
creare quel “meta-linguaggio” di cui parlano i due autori. Un codice sonoro che mescola le due esperienze: classica e
jazz quella di Gianni Mimmo. Avanguardia rock quella di Xabier Iriondo. Lunghe e sinuose session, di silenzi e suoni.
Dunque “Your Very Eyes” è soprattutto un laboratorio sonoro. Un contenitore di suite che affascinano fino a stancare.
Un progetto di musica senza steccati.
Cadence
Jason Bivinc
Recorded in the resonant space of Santa Lucia alle Malve, this is a wide open and sat times cavernous sounding duo
encounter featuring the Trevor watts-inclined soprano of Mimmo exchanging ideas with multi-instrumentalist Iriondo.
The latter gets some paino and electric guitar effects going from his koto, occasionally adding some electronic grit to
the mix as well (though it’s a bit perfunctory and unispiring on “Nostos Algos”), as Mimmo patiently extrapolates ideas
and hews together lines or long tones. The contrast between studied relative cool from the saxophonist and
rambunctous noise –making( string scrapings, preparations, or even some unsetting heavy breathing on the title
track) from Iriondo is a enjoyable one. Sometimes you can hear stomps and thuds around the church interio, which
makes for a nice effect, as does the bird-calls from both players on “Barn Swallows”. Somehow, though, the quality
that came through most clearly( on “Several Calls” in particular) was of an almost aquatic effect that recalls the Tony
Oxley- Alan Davie partnership. An interesting and idiosyncratic record.
Kathodik
Sergio Eletto
Concepito al chiarore della prima alba, “Your Very Eyes” è un importante colloquio tra due sensibilità musicali, tanto
estreme e mai come ora disposte a svelarsi reciprocamente le proprie emozioni più segrete. Un incontro-contrasto di
estetiche sperimentali che ha vita in un giorno ben preciso, all’interno di un luogo primordiale, incavato nei primigeni
anfratti-rocciosi di Matera: la chiesa di Santa Maria alle Malve, risalente al X° secolo, e la grezza-arcaica
conformazione su cui è levata, le consente di avere le pareti ricche di cavità porose, di brusche aperture che, secondo
le diverse posizioni predisposte per la registrazione, causeranno più di un effetto esterno sulla resa sonora finale.
Gianni Mimmo e Xabier Iriondo non erano nuovi a collaborare insieme, ma questa registrazione in pieno Solstizio
d’Estate è la prima parentesi dove i due improvvisano senza altre presenze. Tanto per ricordare, sempre per Amirani
era venuto alla luce il progetto audio-visivo “KURSK _ Truth In The End”, destinato a rievocare in chiave artistica la
drammatica epopea del sottomarino russo, esploso ed inghiottito con il suo equipaggio dai mari del Nord; in
quell’occasione, la coppia Mimmo-Iriondo (quest’ultimo era alle prese con i soli live-electronics) fu affiancata da Angelo
Contini al trombone. Il sax soprano, come sempre, impegna da solo tutto il tempo e la concentrazione di Mimmo;
anche per questo lavoro, ho letto molti elogi nei confronti del sassofonista, tutti più o meno in sintonia nell’inquadrare
le sue posizioni armoniche ‘incastonate’ nel ricordo di Steve Lacy. Sicuramente, anche il sottoscritto, tempo fa, rimarcò
questa facile concordanza di temi e forme con il fine-soprano dell’americano, ma va sottolineato che proprio in “Your
Very Eyes” i timbri di Mr Amirani vanno ben oltre, evolvendo in qualcosa di diverso e più acuto. Iriondo è seguito da
un’amplificazione lo-fi e dalla presenza di due compagni sicuramente originali, il Mahai Metak (auto-invenzione
elettrica, formata da legno, metallo ed elettroniche) e il Taisho Koto (oggetto appartenente alla famiglia delle corde
nato nel Sol Levante), entrambi strumenti dalla corposità esotica, trascendente, atti a coprire le spalle dei secchi fiati
con ampissimi ventagli armonici, in cui la policromia è nitida come una mattina di cielo primaverile, senza ombra di
foschia. I luoghi ‘impraticabili’ dell’improvvisata non adescano all’istante i protagonisti, visti gli inizi abbondanti di
Psalm of Days: escursione minimalista che sfiora distrattamente nel proprio mezzo i canovacci della ballata dai gesti
freak-a-delici. Ma, la parvenza velata di un meccanismo alla Taj Mahal Travellers, come per magia, cederà subito gli
onori a raffinatezze-estemporanee: il canto solitario del soprano agganciato, superato e sovrastato completamente da
una matassa non-invadente di corde metalliche ed elettroniche ferrose (Side Voice); la lotta interiore tra un fraseggio
pulito, notturno e reiterato come una leggera ossessione, disarmonizzato da sospiri e soffi d’ansia (la title track); le
interiora del soprano, le sue acute voragini abbrancate da tediose impronte micro-noise (Several Calls And A Perfect
Pair Of Opinione); le gracili spatolate, gli improvvisi dissapori di Xavier che (per)seguono a distanza le infinite
malinconie jazz di Mimmo (Nostos Algos). Un apparato scenico d’interazione elettro-acustica protratto a dovere, che
diviene copione fisso (e riuscito) per le riflessioni impro en passant di Sub-Sequence, per gli indecifrabili bisbigli in
Barn Swallow, per una posizione condivisa della dissonanza di Cirmustance And Sacrifice / Eye Tray… Si è fatto giorno,
il sole è ormai vivo e intenso, la spiritualità lancia gli ultimi influssi sul finire con Completion dove erge orgogliosa
l’origine nipponica del Taisho Koto. Un altro capitolo seminale della free-music italiana, co-prodotto a piene forze da
casa Amirani, Wallace, Phonometak Lab e LongSong Records.